Come preannunciato a giugno, la BCE ha concretizzato la decisione di mettere mano al rialzo dei tassi, cosa che non avveniva dal 2011.
La Banca Centrale Europea (BCE) ha comunicato ieri le nuove decisioni di politica monetaria, relative al rialzo dei tassi e al cosiddetto scudo anti-spread, entrambe prese all’unanimità dal Consiglio direttivo.
Il rialzo dei tassi
Il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di aumentare dello 0,50% i tre tassi di interesse di riferimento. In conseguenza di questo, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno portati, rispettivamente, allo 0,50%, allo 0,75% e allo 0,00%. Tale misura avrà effetto a partire dal 27 luglio 2022.
Questo passaggio – storico, dato che il rialzo dei tassi non avveniva dal 2011 – era stato preannunciato nello scorso mese di giugno, ed era comunque nell’aria da tempo, visto che soprattutto il fenomeno inflattivo ha cominciato a destare le preoccupazioni di operatori e istituzioni ormai da mesi.
Il rialzo dei tassi di 50 punti base, tra l’altro, è maggiore di quanto ventilato nei giorni scorsi, 25 punti base, ed è segno che la BCE ha inteso dare una svolta senza attendere ancora troppo tempo.
Inoltre, nel comunicato della BCE, si fa di nuovo riferimento all’attenzione che verrà posta ai dati, nel senso che il monitoraggio costante dell’inflazione continuerà a guidare le future decisioni. Quindi, per la BCE “sarà opportuna un’ulteriore normalizzazione dei tassi di interesse”, probabilmente già a partire dalla nuova riunione del Consiglio nel prossimo settembre.
Lo scudo anti-spread
Il Consiglio della BCE, ieri, ha anche approvato il TPI, il Transmission Protection Instrument, in parole semplici lo scudo anti-spread.
L’obiettivo di questo strumento è di assicurare che “l’orientamento di politica monetaria sia trasmesso in modo ordinato in tutti i paesi dell’area dell’euro”. La BCE, con il TPI intende contrastare dinamiche disordinate del mercato che potrebbero intaccare l’unitarietà della politica monetaria nell’area della nostra moneta unica.
L’eventuale attivazione del TPI per un singolo Paese dell’area euro sarà sottoposta ad alcuni criteri:
- non bisogna avere in corso una procedura per deficit eccessivo;
- assenza di gravi squilibri macroeconomici;
- sostenibilità di bilancio;
- essere in regola con il PNRR e con le raccomandazioni fiscali nell’ambito del semestre europeo.
Il TPI sarà usato dal Consiglio della BCE in totale discrezionalità.
In prospettiva
L’inflazione è arrivata ormai a livelli troppo alti da tempo e le misure della BCE intendono riportarla al canonico 2%. Ci vorrà tempo e la politica monetaria continuerà ad essere concretizzata man mano, in base all’osservazione dei dati.
Il rialzo dei tassi dello 0,50% non giunge inaspettato, dato che già da diversi mesi, in Italia, il tasso medio dei mutui è tornato a risalire.
Per questo, la mossa della Bce sancisce e rinforza un percorso che, parlando di mutui immobiliari, incide e inciderà particolarmente su quelli già accesi a tasso variabile e sui nuovi.
E’ quindi opportuno, se non doveroso, che le persone che hanno in essere un mutuo a tasso variabile o quelle che intendono accenderlo a breve, adottino strategie di analisi e di eventuali variazioni da compiere in itinere, per tutelare al meglio possibile il proprio investimento.
Come sempre, continuerò ad osservare gli andamenti del mercato immobiliare e dei mutui, raccontando gli sviluppi qui sul mio blog.
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