L’Istat ha pubblicato le rinnovate previsioni sulla popolazione residente in Italia nell’orizzonte 2025-2080.
Popolazione residente, famiglie e forza lavoro: l’Istat ha pubblicato le nuove previsioni lo scorso 31 agosto.
L’Istituto di Statistica, coprendo un orizzonte temporale che va dal 2025 al 2080, ha delineato i possibili scenari in Italia.
La popolazione residente continuerà a calare e, nel contempo, proseguirà il suo invecchiamento, incentivato dall’ingresso in età anziana dei baby boomers.
In base ad una proiezione mediana, dai 58,9 milioni di residenti del 2025 arriveremo ai 45,8 milioni del 2080.
Il calo della popolazione sarà sempre più nutrito dallo squilibrio tra nascite e decessi, cosa che non sarà compensata a sufficienza dal saldo migratorio.
Tra l’altro, le previsioni indicano il 2050 come l’anno in cui le coppie senza figli saranno più numerose di quelle con figli.
A livello territoriale, la diminuzione dei residenti avverrà più rapidamente nelle aree interne che nei centri urbani.
Le famiglie cresceranno nella dimensione unipersonale, soprattutto gli anziani soli.
Sul piano lavorativo, si verificheranno fenomeni che andranno in contrasto tra loro, come la maggior partecipazione delle donne e la permanenza più prolungata delle persone in età avanzata da un lato e la crescita del livello d’istruzione dei giovani che ne posticiperà l’ingresso nel mondo del lavoro.
Comunque, si verificherà sempre di più una flessione della popolazione attiva, principalmente per la graduale contrazione della fascia tra i 15 e i 64 anni al 2050.
Lo scenario prospettato dall’Istat contiene elementi ormai noti da tempo, ma che sembrano sempre più rafforzarsi, in merito a come la popolazione andrà a diminuire.
Nel 2019 avevo pubblicato un post in cui parlavo della dinamica demografica, con lo sguardo rivolto agli anziani.
Tutto quello che sta succedendo e continuerà a succedere ai numeri dei residenti in Italia avrà notevoli implicazioni sul piano economico, sociale e sanitario, lavorativo e, non per ultimo, abitativo.
Il modo in cui la popolazione risiederà sempre più nei centri urbani e meno nelle aree interne avrà (e già ha) implicazioni anche nell’ambito dei servizi, delle infrastrutture e delle politiche abitative.
Di recente avevo pubblicato un post relativo alla crescita immobiliare nei piccoli centri, il che sembra una controtendenza, ma la motivazione principale di questo specifico fenomeno potrebbe essere fornita dalla sostenibilità, dal reddito e dall’accesso al credito di alcune fasce della popolazione che devono optare per l’acquisto della casa in piccoli comuni, non troppo lontani dai luoghi di lavoro nei centri urbani.
Per quanto riguarda il tema della popolazione che invecchia, c’è anche da tener conto della notevole mole di patrimonio immobiliare detenuta soprattutto dagli over 70, per cui si sta creando una fase molto importante di passaggio generazionale.
L’osservazione dei fenomeni generali fornisce elementi di base per comprendere la realtà. Nel mio lavoro procedo all’analisi, allo studio e alla concretizzazione di soluzioni idonee per le singole famiglie, i giovani, gli anziani.
Ognuno ha esigenze uniche e irripetibili, e l’investimento in termini di tempo, denaro ed energie delle persone per cui lavoro deve avere solide basi e deve funzionare nel tempo, considerando che potrebbero anche intervenire variazioni o imprevisti, con la necessità conseguente di produrre nuove analisi e azioni.
Se desideri una consulenza specifica,
puoi contattarmi al 3397671070
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