L’obbligo di partita Iva per le locazioni brevi viene anticipato, con l’ultima Manovra, dal quinto al terzo immobile.
Con la Legge di Bilancio 2026 approvata alla Camera dei deputati il 30 dicembre scorso viene applicata una restrizione al regime delle locazioni brevi.
Difatti, se finora la presunzione dell’attività di impresa veniva fatta scattare dal quinto immobile, adesso per la locazione breve la necessità di dotarsi di partita Iva parte dal terzo.
Per quanto attiene l’aliquota per chi opta per la cedolare secca, per i primi due immobili la regola rimane invariata rispetto a quanto disposto in precedenza, per cui per il primo c’è il 21% e per il secondo il 26%.
Riassumendo, questa è la situazione per gli immobili adibiti a locazione breve, a partire dal 1° gennaio 2026:
- primo immobile: cedolare secca al 21%;
- secondo immobile: cedolare secca al 26%;
- dal terzo immobile: si presume reddito d’impresa, per cui serve la partita Iva.
Ricordo che per le aliquote come per l’eventuale passaggio all’attività di impresa, e quindi al doversi dotare di partita Iva, bisogna considerare il periodo d’imposta in cui gli immobili hanno prodotto reddito.
Sul tema, segnalo un post che ho pubblicato quasi due anni fa, relativo ad un caso di maggiorazione delle spese condominiali per i gestori di bed and breakfast.
Se vuoi conoscere le altre misure della Legge di Bilancio 2026 inerenti al settore immobiliare, puoi leggere il mio post dedicato.
_________________________________________________





Lascia un commento