Le indecisioni vissute dai proprietari che devono vendere casa hanno dei costi (non solo economici): qui descrivo i modi per uscirne.
Anzitutto, una premessa.
Qui parlo di indecisioni, intendendole come quei blocchi che impediscono l’azione o la rendono comunque più complicata e densa di ostacoli.
Diversi sono invece i dubbi, intesi come forieri di nuove riflessioni e spinte all’agire in forma diversa. Dei dubbi, si nutre la nostra esistenza, mentre con determinate certezze e verità (o presunte tali) rischiamo seriamente di mortificare la ricerca e l’innovazione utili alle nostre esistenze.
Per indecisioni intendo quindi quei fattori che portano a tutto, meno che a decidere ed agire di conseguenza, anche a prescindere dalla via che avremmo potuto o voluto intraprendere.
A seguire, descrivo alcune indecisioni che, in base alla mia esperienza, ho riscontrato in proprietari intenzionati a vendere casa, raccontandone le possibili conseguenze e le modalità per uscirne in maniera costruttiva.
Vendere o non vendere?
Il dubbio amletico che ho sintetizzato nel titolo di questo paragrafo in realtà apre la riflessione su un aspetto strategico. L’indecisione sul cosa fare della propria casa potrebbe riguardare tante altre sfaccettature, quali ad esempio se vendere o affittare, vendere o dare in comodato ai figli, vendere o aspettare nuove fasi storiche e via dicendo.
Il porsi questa domanda è lecito, ma l’indecisione che ne può scaturire può portare ad una lunga fase di incertezze e tensioni negative.
Credo che sia giusto porre invece attenzione, per arrivare ad una decisione compiuta, all’aspetto fondamentale, vale a dire cercare la risposta nel destino personale. Le domande giuste che io pongo ai proprietari sono quelle relative ai fabbisogni personali, familiari e sociali, che contengono le questioni economiche, lavorative, previdenziali.
E’ decisivo chiedersi quale sia l’obiettivo della propria esistenza in una certa fase storica e, di conseguenza, inserire la vicenda dell’immobile da valorizzare, non viceversa.
Ciò che provoca indecisione, a mio avviso, è la mancata centratura che viene posta ed esplicitata. La scelta davanti al bivio diventa chiara se si prende consapevolezza che davanti al bivio stesso c’è la persona interessata direttamente al proprio destino, più che l’immobile.
Incaricare o fare da soli?
Un’altra domanda che il proprietario si potrebbe porre, dopo aver deciso che la casa va venduta, è relativa all’affidarsi o meno ad un agente immobiliare.
Nel mio ruolo, mi rendo spesso conto che tale questione può essere fonte di indecisioni e ripensamenti continui, perché si ha a che fare con aspetti di assoluto rilievo.
Entrano in ballo questioni come l’autonomia, la fiducia, la competenza, le emozioni, il tempo, la relazione. Tutti fattori importanti, se non decisivi, nella gestione dei rapporti tra le persone.
La vendita di un immobile ha bisogno della gestione di tutti i fattori sopra elencati. Il delegarmi la vendita dell’immobile significa un’assunzione precisa di responsabilità.
Ognuno nel suo ruolo lo è, il proprietario rimane tale, io da incaricato mi assumo le mie responsabilità, facendomi carico della gestione di alcuni aspetti in particolare, proprio perché il proprietario rimanga il più possibile sereno e distaccato per valutare ogni proposta in merito.
Per cui, la risposta alla domanda “delegare o fare da soli” sta, secondo me, nell’assumersi comunque delle responsabilità, sia che si incarichi qualcuno, sia che si faccia da soli. La non assunzione implica indecisione, e quindi confusione di ruoli, e quindi distrazione dall’obiettivo di vendita.
Comunque, l’incarico di vendita non significa un passaggio temporaneo di proprietà: l’immobile è sempre del suo proprietario, il mio ruolo è quello di far comunicare e avvicinare il venditore e l’acquirente, creando il terreno comune.
100mila o 200mila?
Una delle più tipiche indecisioni può essere quella relativa al prezzo da proporre prima e durante il percorso di vendita.
Come detto sopra, possono esserci dubbi, ma le indecisioni sono un’altra cosa. Si tratta del rischio di rimanere paralizzati o quasi nell’azione di vendita perché il prezzo non è adeguato alla realtà.
Sia che si tratti di sopra o sottovalutazione, una valorizzazione non adeguata tramuta i leciti dubbi in probabile inazione.
La sottovalutazione rischia concretamente di demotivare il proprietario/venditore, poiché fornisce la sensazione di non star facendo tutto il possibile per arrivare a meta.
La sopravvalutazione rischia, d’altro canto, di innescare perdite in termini di energie, serenità e tempo (v. il mio post a riguardo).
La stima immobiliare è un processo complicato, basato su molteplici fattori e, oltretutto, deve essere sempre accompagnata da verifiche ed eventuali aggiustamenti in corso d’opera.
Per arrivare ad un obiettivo concreto in tempi adeguati, io propongo ai proprietari di valorizzare l’immobile da vendere in maniera aderente alla realtà, che è composta di aspetti sia di contesto che intrinseci.
Il percorso di vendita deve poi tener conto della risposta reale compiuta dal mercato, intesa dall’interesse suscitato dall’immobile posto in vendita.
Un valore dato all’immobile lontano da una corretta valutazione crea indecisione, incertezza, attese vane. Viceversa, la scelta di una via adeguata, benché sempre suscettibile di verifiche e ricalibrature, rasserena il proprietario, a mio avviso, ed io lo posso così accompagnare, su un piano di realtà, verso il costante avvicinamento all’obiettivo tanto atteso.
Ogni passo, ogni scelta compiuta in un percorso di vendita può dare luogo anche a degli aggiustamenti da porre in essere, ma è decisamente peggio rimanere fermi all’incrocio e dibattersi vanamente tra le opzioni.
Ancora meglio, ed è il percorso che propongo, è il procedere su un piano realistico ed ottimistico insieme, dove tutti gli aspetti sono considerati onestamente e le scelte portano a successi (non casuali), passando, se necessario, anche per imprecisioni (non definitive).
Il venditore dall’inizio e l’acquirente che si aggiunge poi, vivono un cammino delicato, nella compravendita, che va trattata quindi con i guanti della consapevolezza delle scelte da compiere.
Non si può conoscere prima l’esito finale, ma lo si può accompagnare con moderazione e con determinazione. Le indecisioni possono essere vinte dalla giusta cautela e dalla opportuna risolutezza.
Il terreno comune su cui faccio avvicinare venditore e acquirente deve essere infatti saldo e percorribile, calpestato da passi diversi, ma determinati e desiderosi di avviarsi alla reciproca soddisfazione.
E’ il terreno su cui le indecisioni diventano dubbi e i dubbi diventano domande a cui si danno risposte concrete.
________________________________________________
Per approfondire questo argomento, per conoscermi meglio
puoi telefonarmi o scrivermi
ai recapiti che trovi scorrendo la pagina
________________________________________________





Lascia un commento