La VI edizione di Open House Roma ed il Forum Urbanitas per dialogare sul futuro della città: la mia intervista al Direttore, Davide Paterna.
Open House Roma (OHR) è l’evento che, per la sesta volta, propone a Roma la visita gratuita di 200 siti di rilevanza architettonica e artistica, spaziando dall’antico al contemporaneo.
E quest’anno il giovane staff dell’associazione Open City Roma, che promuove l’evento, ha anche organizzato un Forum, denominato Urbanitas, per stimolare un dialogo sul futuro della Capitale. OHR avrà luogo nel week end, il 6 e 7 maggio, mentre Urbanitas (organizzato con l’Ordine degli Architetti di Roma) si terrà domani e dopodomani.
Si tratta perciò di quattro giorni intensi dedicati a Roma, per individuarne i tesori, sul piano architettonico ed anche e soprattutto dal punto di vista interattivo e partecipativo.
La città ha bisogno di persone, di idee, di progetti e di risorse per valorizzare l’esistente e svilupparsi verso il futuro. Nelle precedenti edizioni di OHR, visitando antico, moderno e contemporaneo della città, ho già sperimentato quanto sia stimolante fruire di luoghi di grande rilevanza culturale. Ed inoltre sono incuriosito da Urbanitas, il cui programma è molto denso.
Per approfondire le tematiche di OHR ed Urbanitas, ho intervistato il Direttore, Davide Paterna, che ringrazio sentitamente per la collaborazione.
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OHR 2017, quali le novità rispetto agli anni precedenti?
Come ogni anno parte del programma è stato rinnovato, attingendo da un lato alle candidature spontanee e dall’altro andando a scovare luoghi nascosti nel cuore della nostra città. Ma la vera novità è il lancio di una nuova immagine coordinata, realizzata dallo studio Etaoin Shrdlu.
Le novità da quali fattori vi sono state suggerite?
Dopo cinque anni condotti mirabilmente da Elisabetta Pallone, abbiamo sentito la necessità di affidare la linea grafica ad altri creativi, sfidandoli sulla capacità di dare nuovi significati all’immagine dell’evento.
In questi anni di OHR, qual è lo stimolo principale che avete ricevuto dai partecipanti?
Quello di continuare sulla linea dell’innovazione: di contenuti, di comunicazione, di interazione sociale.
I due giorni precedenti OHR proponete il Forum “Urbanitas”: qual è l’obiettivo?
Ci siamo resi conto che il lavoro di networking fatto in questi anni poteva costituire una solida base di partenza per costruire un percorso complementare a Open House, che mantenesse la stessa cornice innovativa, ma che si ponesse su un piano diverso, di concreta collaborazione sulle politiche di rigenerazione urbana di Roma.
Quali sono le riflessioni sulla città di Roma che vi hanno spinto ad organizzare questo Forum?
Roma è una città per molti versi inespressa. Capitale europea ma lontana dal dinamismo di altre città mediterranee (Barcellona e Madrid, per dirne due) che condividono con noi importanti problemi di contesto, ma che rispondono con reattività e proattività, generando benessere e qualità della vita. Quello che cercheremo di fare con Urbanitas, e con il lavoro che ne seguirà, sarà di definire un percorso, un’Agenda urbana, che porti alla naturale emersione delle forze positive della città.
Sostenibile, resiliente e creativa: come la città di Roma può diventare tale?
Innanzitutto dando fiducia e mezzi (non solo economici) al terzo settore, che crede in una città diversa, e poi facendo un lavoro programmatico su breve, medio e lungo termine.
Le 5 aree tematiche di Urbanitas sono: governance e beni comuni, co-design, distretti creativi, mobilità dolce ed economia circolare. Quali sono le criticità e le opportunità di ognuna?
Venite al forum e lo scoprirete!
Nel perenne dibattito sul rapporto tra centro e periferie a Roma in termini di servizi e opportunità, come risolveresti la questione?
La città si marginalizza nelle aree dove mancano le opportunità, prima di tutto di lavoro. A Milano è stato promosso dal Comune un progetto in cui Innovazione e Inclusione sono entrambe protagoniste, con il sostegno a start-up nelle aree periferiche. Altro elemento è la qualità dell’ambiente urbano, definita anche dagli spazi pubblici che sono mal progettati e poco curati. Qui si dovrebbe lavorare sostenendo micro-progetti di architettura partecipata. Infine la rete di mobilità pubblica, che dove assente o poco efficiente, genera, in una metropoli come Roma, la percezione dell’abbandono.
Con OHR offrite da anni l’opportunità di vedere Roma dalla sua dimensione antica a quella contemporanea. Qual è la prassi migliore, secondo te, per conciliare sviluppo e tutela?
Sono convinto che non ci può essere tutela senza sviluppo, inteso non solo come sviluppo economico, ma anche sociale e culturale. Il monumento in sé, nell’epoca dell’informazione, resta muto se non integrato in progetti che mirino alla sua valorizzazione, anche in chiave contemporanea. Fosse per me, lo dico un po’ per provocazione, ma solo un po’, riporterei l’acqua alle Terme di Caracalla…
I temi della riqualificazione, della rigenerazione urbana e del consumo di suolo sono sempre più attuali. Quali sono a tuo avviso le chiavi di lettura e di azione più adatte per Roma?
In questa fase storica la speculazione edilizia ha una battuta d’arresto, un po’ per l’iniziativa della giunta Marino (poi ripresa da Raggi) di bloccare i progetti di espansione nell’Agro, ma soprattutto per la negativa congiuntura per il comparto edile. Bisognerebbe cogliere questa finestra e stabilire un nuovo rapporto tra città, istituzioni e mondo produttivo. Con obiettivi di sviluppo sostenibili socialmente e ambientalmente.
Se tu avessi un solo “bonus magia” da spendere, qual è l’emergenza romana che risolveresti immediatamente? E perché?
L’emergenza maggiore è la macchina amministrativa e burocratica che lavora spesso scollata dalla città non sentendosi parte di una comunità. Con la bacchetta magica porterei orgoglio e proattività, senza magia, cercherei di far uscire il personale dagli uffici integrandoli in progetti e incentivando la formazione.
Sia per OHR in questi anni che per l’organizzazione di Urbanitas, che riscontri avete avuto a livello di collaborazione con Enti pubblici, privati, associazioni, cittadini?
Di diverso tipo. Il dato che emerge è il carattere personalistico delle vicende. Se incontri funzionari, dirigenti o politici sensibili (e ce ne sono!) a Roma si può fare tutto, anche un evento folle come OHR o un convegno patrocinato dall’ONU. Viceversa, spesso basta un’antipatia tra due colleghi, una frizione burocratica o una rigidità a rendere insormontabili alcune banalità.
Come si può legare in maniera più forte la partecipazione dei cittadini (singoli e associati) alla complessità delle problematiche di Roma?
Rendendoli protagonisti di piccoli, prima, e poi di grandi cambiamenti. Costruendo insieme, con coraggio e visione, una prospettiva in cui tutti si riconoscono.
Quali sono le aspettative per Urbanitas e per OHR 2017?
Non abbiamo aspettative, ma la speranza che tante persone continuino a sostenere un lavoro in cui crediamo con tutto noi stessi!
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Le parole del Direttore Paterna confermano il grande lavoro portato avanti finora per garantire la VI edizione di OHR e l’esordio di un Forum come Urbanitas. Ci sono le premesse perché questa settimana romana sia partecipata, densa di ammirazione e stupore, brulicante di persone curiose e di idee.
Nel mio blog, Roma è ovviamente al centro delle mie attenzioni per quanto concerne i temi della riqualificazione e della trasformazione urbana.
Roma, per tanti motivi, ha bisogno di riflessione e di azione per il proprio futuro, e non mancano le criticità. Ma è interessante, a mio avviso, lo sforzo sopra descritto per tirar fuori le risorse, soprattutto umane e relazionali.
Saranno giorni intensi per Roma, per chi la visiterà, per chi vorrà esprimere un’idea, per chi vorrà essere attivo, guardando la città dentro ed oltre.
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