Agenzia del Demanio, Fondazione Patrimonio Comune (Anci) e Cittadinanzattiva Onlus hanno firmato un protocollo d’intesa per il riuso degli immobili pubblici: per questo ho intervistato il Segretario generale di Cittadinanzattiva Onlus.
Il 15 ottobre scorso è stato firmato un patto tra le importanti realtà pubbliche e private citate sopra per favorire iniziative di collaborazione tra cittadini e amministrazioni per ridare vita a spazi ed immobili pubblici abbandonati.
Le fonti normative ispiratrici di questo progetto sono la Costituzione e il D.L. 133/2014 (Sblocca Italia):
- l’ultimo comma dell’articolo 118 della Costituzione afferma che “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”;
- gli articoli 24 e 26 dello Sblocca Italia parlano rispettivamente di “Misure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio” e di “Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati”.
Il protocollo d’intesa siglato da Agenzia del Demanio, Fondazione Patrimonio Comune (Anci) e Cittadinanzattiva Onlus ha, tra i suoi obiettivi, l’individuazione dei modi migliori per rigenerare il patrimonio immobiliare pubblico, favorendo la coesione sociale delle comunità locali tramite l’impegno dei cittadini nei progetti per il territorio.
Per approfondire lo spirito e gli obiettivi del patto appena siglato, ho intervistato il dottor Antonio Gaudioso, Segretario generale di Cittadinanzattiva Onlus, che ringrazio vivamente per la disponibilità.
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Com’è nata l’idea del protocollo sul riuso degli immobili pubblici?
Da qualche anno lavoriamo costantemente sul tema della lotta agli sprechi. E l’abbandono o il mancato utilizzo degli immobili pubblici sono voci di costi, e quindi di sprechi, importanti. Abbiamo accolto con grande piacere la disponibilità dell’Agenzia del Demanio, a cui si è aggiunta quella della Fondazione Beni Collettivi dell’ANCI.
Ci sono immobili pubblici su cui avete puntato specificamente l’attenzione?
No, nelle prossime settimane stabiliremo insieme ai partner dell’iniziativa dei primi immobili pilota.
Avete degli obiettivi specifici di attuazione del protocollo in termini numerici e qualitativi?
Beh, ci piacerebbe che la grande maggioranza dei beni abbandonati potesse essere utilizzato a questi fini.
Esistono già a livello nazionale o locale liste di immobili pubblici in disuso? Avete intenzione di crearne una ad hoc?
Su questo c’è un grande impegno dell’Agenzia e della Fondazione. Durante il percorso del progetto valuteremo se lanciare un portale ad hoc, l’idea ci piacerebbe molto.
Quale potrebbe essere la configurazione tipo dell’immobile pubblico da riusare (età, tipologia, localizzazione)?
Non esiste una tipologia specifica, ci piacerebbe che ci fossero molte possibilità, così da favorire sia le iniziative singole, che la nascita di iniziative collettive in cui siano presenti sociale, imprenditoria sociale e imprenditoria for profit.
Quali sono a vostro avviso i principali motivi per cui un immobile pubblico cade in disuso?
Le ragioni possono essere diverse: da difficoltà gestionali ad amministrative, sino alla stessa posizione dell’immobile che, se in zone agricole o fuori dai centri abitati, presenta difficoltà specifiche.
Ci sono esperienze e buone prassi già attive nei territori che intendete valorizzare e supportare?
Certo, e la campagna Disponibile! parte proprio da questo. Abbiamo già realizzato un primo volume, curato dal prof. Adriano Paolella, edito da Edizioni Ambiente (gratuito in edizione digitale). Quest’anno faremo una nuova edizione con ulteriori progetti. La buona notizia è che sul territorio molte persone sono già attive da tempo.
Quali sono quindi i processi che vanno attuati per favorire la riuscita di un progetto di riutilizzo?
Il sostegno e la collaborazione con le pubbliche amministrazioni, un percorso condiviso con i cittadini per la destinazione dei beni, e comunicare con le realtà locali perché sentano questi immobili come un patrimonio di tutti.
Quale può/deve essere la natura e la fonte dei finanziamenti necessari per riattivare un immobile pubblico?
Crediamo che accanto a delle facilitazioni amministrative, sia necessario che venga facilitato l’accesso al credito, ma che poi i cittadini che si impegnano in queste iniziative siano anche in grado di produrre reddito per poter ripagare i crediti.
Ci sono collegamenti possibili con altre iniziative statali, quali ad esempio l’Art bonus?
Potrebbero esserci, ma appunto si tratta di passi successivi. Su questo abbiamo avuto già una manifestazione di interesse anche da parte della Confederazione Italiana Agricoltori che ha formalizzato di essere disponibile a prendere in gestione strutture di interesse storico e culturale in aree agricole.
Nel comunicato stampa affermate che il progetto “incentiva lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro”. Come procederete su questi aspetti?
Cercando appunto di facilitare la creazione di iniziative imprenditoriali che si basano sull’interesse collettivo. Un nuovo modo di fare impresa.
E’ ipotizzabile che il riuso di immobili pubblici possa favorire anche iniziative di social housing o di edilizia popolare?
Certo, e sarebbe davvero molto interessante.
Come si può collaborare (sia come cittadini che come enti pubblici o privati) per attuare il protocollo?
Nelle prossime settimane pubblicheremo insieme all’Agenzia del Demanio le modalità operative, frutto di questo lavoro fatto insieme.
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Il tema è caldo ed attuale. In una situazione generale di crisi del Paese, è giusto sottolineare i segnali di ripresa che stanno avvenendo proprio in questo periodo. E credo che questa mobilitazione pubblico-privato che intende valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico sia un segnale di cui tener conto, da monitorare e favorire man mano che il protocollo prenderà forma sempre più concreta.
Gli obiettivi di questa intesa, come sottolineato dal dottor Gaudioso, sono molteplici e ambiziosi e lo saranno quanto più nelle realtà locali si attiveranno persone, enti, organizzazioni disposte a raggiungerli insieme, ognuno con la sua identità, ma condividendo il fine comune.
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